Dogane & Commercio

CBAM: la nuova frontiera della sostenibilità doganale.

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) rappresenta una delle trasformazioni più significative nel commercio internazionale degli ultimi anni. Cosa cambia per le imprese italiane dal 2026.
Con l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2023/956, l’Unione Europea introduce un sistema che mira a riequilibrare la concorrenza tra i produttori europei — soggetti al sistema ETS (Emission Trading System) — e gli importatori di merci provenienti da Paesi extra-UE, dove i costi ambientali del carbonio sono inesistenti o inferiori.

Dalla fase transitoria alla piena operatività

Dal 1° ottobre 2023 è iniziata la fase transitoria: gli importatori devono trasmettere report trimestrali con i dati sulle emissioni incorporate nei beni importati, ma senza pagare alcuna tariffa.

Dal 1° gennaio 2026, il meccanismo entrerà pienamente in vigore: sarà obbligatorio acquistare certificati CBAM proporzionali alle emissioni di CO₂ generate nella produzione dei beni extra-UE.

Le categorie inizialmente coinvolte sono acciaio, ferro, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità e idrogeno, ma è già prevista un’estensione progressiva verso altri settori ad alta intensità energetica.

Come funziona in pratica

Ogni importatore dovrà:
  1. Registrarsi come “dichiarante CBAM” presso l’autorità nazionale competente;
  2. Raccogliere dai fornitori esteri i dati relativi alle emissioni dirette e indirette dei processi produttivi;
  3. Compilare i report trimestrali attraverso la piattaforma europea;
  4. Dal 2026, acquistare e restituire certificati CBAM pari alle emissioni dichiarate (in tonnellate di CO₂).
In assenza di dati completi, la normativa prevede valori predefiniti basati su medie settoriali, spesso penalizzanti.

Per questo diventa cruciale una due diligence ambientale sui fornitori extra-UE, così da evitare stime sfavorevoli e possibili sanzioni.

Implicazioni per il sistema doganale

Il CBAM non sostituisce dazi o IVA, ma introduce un meccanismo parallelo di aggiustamento alle frontiere, creando un punto d’incontro tra dogana e sostenibilità ambientale.
Gli operatori doganali e i responsabili import/export dovranno:

  • verificare la classificazione doganale corretta (capitoli 72 e 76, ferro, acciaio, alluminio);
  • integrare dati ambientali e documentali nei processi di sdoganamento;
  • aggiornare sistemi ERP e banche dati per gestire campi CBAM legati a fornitori e valori emissivi.
In caso di irregolarità o mancata presentazione dei report, sono previste sanzioni fino a 50 euro per tonnellata di CO₂ non dichiarata e la sospensione della registrazione CBAM.

Strategia per le imprese italiane

Le aziende italiane che importano semilavorati o componenti in acciaio e alluminio dovranno rivedere le proprie catene di fornitura e i contratti commerciali.

Molti fornitori extra-UE non dispongono ancora di sistemi di monitoraggio delle emissioni: ciò può generare ritardi, costi aggiuntivi e necessità di sostituire i partner industriali.

È plausibile che anche acciaierie e commercianti comunitari trasferiscano parte del costo CBAM ai propri clienti, con effetti a cascata sui prezzi finali dei componenti meccanici e dei prodotti finiti.

CBAM e opportunità di compliance

Oltre all’obbligo normativo, il CBAM può diventare un vantaggio competitivo per chi si prepara per tempo.

Le imprese che implementano oggi una mappatura ambientale della supply chain, stabiliscono procedure di controllo dei dati e nominano un referente interno CBAM si troveranno in posizione di forza nei confronti di clienti, autorità e bandi pubblici orientati alla sostenibilità.

5 cose da sapere sul CBAM

1️. Dal 2026 si paga davvero.

Dopo la fase di sola rendicontazione, il CBAM diventa operativo: gli importatori dovranno acquistare certificati proporzionali alle emissioni di CO₂ dei beni importati da Paesi extra-UE.
2️. Non riguarda tutti i prodotti, ma può estendersi.

Oggi sono inclusi acciaio, ferro, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità e idrogeno, ma la Commissione Europea ha già annunciato l’ampliamento ad altri settori energivori.
3️. Dogana e sostenibilità diventano un binomio unico.

Le dichiarazioni CBAM si affiancano ai documenti doganali tradizionali: classificazione, valori emissivi e origine del prodotto dovranno essere coerenti e integrati.
4️. I fornitori extra-UE diventano un punto critico.

Servono dati ambientali tracciabili. In loro assenza, si applicano valori medi penalizzanti, con rischio di sanzioni fino a 50 €/tonnellata di CO₂.
5️. Il CBAM può trasformarsi in un vantaggio competitivo.

Chi si organizza in anticipo potrà presentarsi come partner affidabile nei mercati più sensibili al tema ambientale e ottenere migliori condizioni nei rapporti commerciali.

Kramark Consulting

Kramark supporta le imprese nella valutazione di conformità CBAM, nella redazione delle dichiarazioni trimestrali, nella formazione del personale doganale e nella costruzione di una strategia di compliance ambientale integrata.

Affianchiamo aziende e operatori nel percorso verso un commercio internazionale più sostenibile e conforme.
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